Emozioni e profonde trasformazioni
- 25 giu
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La mia esperienza di volontariato a Rincón de Luz, Cochabamba

Prima di partire, vivevo un insieme di entusiasmo, curiosità e anche alcune insicurezze. Sentivo un forte desiderio di coinvolgermi in un’esperienza di volontariato che non fosse solo di aiuto per altre persone, ma che mi permettesse anche di mettere in discussione i miei privilegi e il mio modo di stare nel mondo. Le mie aspettative non erano semplicemente “aiutare”, ma costruire legami basati sul rispetto, sulla cura e sull’ascolto, riconoscendo le differenze senza gerarchizzarle.
Quando sono arrivata a destinazione, ho attraversato emozioni intense: dall’incertezza iniziale a una progressiva sensazione di accoglienza. È stata la famiglia che mi ha ospitata ad accogliermi con un calore che ha dissolto molte delle mie paure. Nonostante ciò, continuavano a sorgere dubbi sul mio ruolo lì e su come evitare di riprodurre dinamiche assistenzialistiche o coloniali. Poco a poco, queste tensioni si sono trasformate in apprendimento grazie a un ambiente aperto e disposto allo scambio.
Ciò che mi ha colpito di più è stata la ricchezza culturale del luogo e le forme di comunità che vi si costruiscono. Mi ha profondamente colpita la capacità di cura collettiva, così come l’energia dei bambini che, anche in contesti complessi, esprimevano una vitalità e una forza trasformativa incredibili. Questo mi ha portata a mettere in discussione molte idee preconcette sulla vulnerabilità e sulla forza.
Il mio inserimento nell’organizzazione è stato piuttosto fluido. Sono riuscita a integrarmi senza grandi difficoltà, grazie alle famiglie che vivono nei dintorni del Rincón de Luz e che sostengono la fondazione.
La cosa più facile è stata lasciarmi attraversare dall’esperienza collettiva; la più difficile, invece, è stata sostenere emotivamente certe realtà senza cadere nell’impotenza e imparare a situarmi senza imporre il mio punto di vista.
Ho imparato a guardare il mondo da una prospettiva più critica ed empatica, riconoscendo le disuguaglianze strutturali ma anche le resistenze quotidiane. Sono cambiata nel mio modo di relazionarmi, cercando di costruire legami più orizzontali, attenti alle diversità e alle molteplici forme di esistenza.
Alla fine dell’esperienza mi sentivo profondamente trasformata. Non solo le mie aspettative erano state soddisfatte, ma si erano anche ampliate. Sono ripartita con un senso di gratitudine, ma anche con una maggiore responsabilità rispetto a come abito il mondo e mi relaziono con gli altri.
Per la vita porto con me insegnamenti fondamentali: l’importanza della cura collettiva, dell’ascolto attivo e della necessità di mettere costantemente in discussione le strutture di potere che attraversano le nostre pratiche. Porto con me, soprattutto, la certezza che far parte di una comunità implica impegno, sensibilità e azione. Alice












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